
La violetta di Parma
La violetta di Parma
Inizio specificando che il primo profumo della mia collezione, che mi fu omaggiato durante una fiera quando ero ancora molto piccola, fu un bellissimo flacone di Violetta di Tolosa. Non so dire se mi abbia stregato il colore violetto (ancor oggi i francesi usano colorare il profumo alla Violetta) oppure il profumo che mi aveva fatto venire l’acquolina in bocca ricordandomi le caramelline che trovavo molto spesso a casa di mia nonna ma la Violetta in generale è sempre stata una mia passione.
Quando ho iniziato ad approfondire gli studi in profumeria mi sono resa conto che in realtà l’odore del fiore è spesso ricreato dall’utilizzo di altri fiori, tra cui l’Iris, o da molecole di sintesi nel frattempo scoperte, gli iononi, e che invece è molto preziosa l’assoluta delle foglie di violetta che conferisce una sfaccettatura verde alla nota, spesso anche acquosa. Ma soprattutto mi sono resa conto che questa nota, che ben si sposa nella creazione di accordi cipriati dal tocco elegante ma allo stesso tempo un po’ antico, direi fané, ha anche una parte animalica che una volta veniva creata con l’utilizzo dello zibetto.
Leggendo e documentandomi ho trovato informazioni relative alla Violetta di Tolosa, coltivata nel XIX secolo nel sud della Francia quando ancora si otteneva la molecola odorosa dal fiore per “enfleurage” ma ho anche scoperto che oggi la maggior parte della produzione viene dall’Egitto dove però si ottiene “solo” l’assoluta delle foglie. Della Violetta di Parma nessuna traccia fino a che il caso (che non esiste) mi ha fatto imbattere, durante un corso di formazione, nel racconto della relatrice che spiegava che a Parma c’è ancora una piccolissima coltivazione di Violette nelle mani di un signore appassionato che segue personalmente le serre. Quando l’ho appreso il tempo della fioritura era già trascorso e ho dovuto attendere un anno per andare finalmente a toccare con mano questa realtà accompagnata da un’amica appassionata con cui ho trascorso una giornata indimenticabile.
Nel programmare il viaggio ho percepito la spontaneità del signor Carlo Pioli, il famoso coltivatore, che senza troppi fronzoli mi ha detto semplicemente di chiamarlo una volta arrivate sul posto. Non vi nascondo che ho avuto il dubbio di fare un buco nell’acqua e quindi mi sono messa in contatto con un a guida locale, la signora Laura Cova, nella speranza che se il primo incontro fosse stato deludente almeno avremmo avuto modo di visitare Parma sulle tracce della Violetta. Ne è uscita una giornata che dire arricchente è dire poco, durante la quale ho toccato con mano realtà meravigliose: le serre dei Giardini del Parco Ducale, il museo Glauco Lombardi dedicato a Maria Luigia d’Austria, seconda moglie di Napoleone, innamorata della Violetta di Parma e per finire ho visitato l’Antica Spezieria di san Giovanni appena ristrutturata.
Non riuscirò a raccontarvi tutto perché diventerei noiosa ma posso dirvi che sicuramente l’anno prossimo riproporrò questa visita perché sono certa verrà apprezzata da tutti gli amanti del profumo e del Made in Italy.
Inizierei con qualche cenno storico che aiuta sempre a capire meglio le cose: la Violetta arriva a Parma nella metà del Settecento tramite i Borboni e circa un centinaio di anni dopo Maria Luigia se ne appassiona dedicandole poesie e disegni. Da subito si rivela una specie molto difficile da coltivare non solo per il clima parmense ma soprattutto perché è un ibrido, non fa sementi e quindi è necessario fare le talee. Sembra abbia origine da un incrocio tra la Viola odorata L. e viole provenienti dalla Turchia e dalla Persia da cui è nato questo splendido esemplare a fiore doppio dal profumo inebriante con un tocco zuccherino. Durante il ducato di Maria Luigia si diffonde la moda della violetta non solo nel raccogliere i mazzolini fiori ma anche e soprattutto nell’arte, dalla poesia alla pittura, per arrivare alla moda sia con meravigliosi ricami sugli abiti di allora che nella manifattura di gioielli.
Alla fine dell’Ottocento Borsari dedica un profumo alla Violetta che legherà indissolubilmente Parma a questo fiore e a questo colore; i flaconi dei profumi di Borsari erano fatti a mazzolino di Viole, le vetrerie che li producevano erano anch’esse parmensi, Bormioli tra le più famose, tanto che a metà del Novecento si contavano una cinquantina di produttori locali di profumi che poi però non sono riusciti a fare il grande passo che invece è stato fatto in Francia dove si è intuito che il profumo aveva la necessità di diventare materico e ai primi del Novecento si è legato indissolubilmente alla moda.
Il signor Pioli rileva quindi l’azienda Borsari ormai in declino e non solo conserva intatto il punto vendita originario, oggi Parma Color Viola, ma coltiva anche le piantine nelle serre dei Giardini che sono serre originarie degli anni venti del Novecento. Il punto vendita è frequentato non solo da turisti ma anche da appassionati e nostalgici in cerca dell’originale profumo alla Violetta o che, nel marasma di cose esposte, cercano con occhio attento alcuni pezzi storici tra cui spicca un distributore di profumi per cappelli, installati nel Novecento nelle stazioni e nei cinema.
La nostra giornata si conclude con la visita all’Antica Spezieria di San Giovanni cui vorrei dedicare un altro articolo nel tema delle antiche Farmacie.
Vi ringrazio per avermi letta e se avete bisogno di maggiori informazioni sui prossimi eventi sono a Vostra disposizione al mio indirizzo mail.





