Percorso Olfattivo Milano 21 Settembre ’26

Workshop Percorso Olfattivo

A grande richiesta ritorna a Milano il Percorso Olfattivo, il modulo formativo dedicato alla comprensione della fisiologia dell’olfatto e della struttura del linguaggio olfattivo.

Milano – 21 Settembre 2026

📍 Via Fatebenefratelli, Milano
🕙 10:00 – 13:00

Un incontro pensato per accompagnare i partecipanti nello sviluppo di competenze tecniche e percettive, utili per comprendere la grammatica del profumo: leggerlo, descriverlo e interpretarlo in modo consapevole e strutturato.

obiettivi del percorso olfattivo

Il corso è finalizzato all’acquisizione di un linguaggio olfattivo specifico e professionale e, al contempo, allo sviluppo di una solida padronanza percettiva.

Attraverso un approccio scientifico e sensoriale, i partecipanti vengono guidati nella comprensione delle fragranze e della loro struttura, con particolare riferimento alle note di testa, cuore e fondo.

percorso olfattivo
percorso olfattivo

Contenuti dell’esperienza

Il percorso integra una prima parte teorica introduttiva ai meccanismi dell’olfatto con una sessione pratica dedicata all’analisi sensoriale durante la quale verranno esplorate circa trenta sostanze odorose, tra materie prime e fragranze, per esercitare la capacità di riconoscimento e descrizione olfattiva.

L’esperienza si struttura come un vero e proprio allenamento del naso. In particolare, è finalizzata a sviluppare la memoria olfattiva, la capacità di confronto e il riconoscimento delle principali famiglie olfattive. Attraverso un approccio progressivo e metodico, si affina inoltre la capacità di descrivere in modo chiaro e consapevole le percezioni, traducendo l’esperienza sensoriale in un linguaggio tecnico condiviso.

Cosa imparerai durante il percorso olfattivo

Al termine del percorso sarai in grado di:

  • descrivere le fragranze utilizzando un linguaggio tecnico specifico
  • riconoscere e interpretare le principali strutture olfattive
  • classificare le fragranze con maggiore consapevolezza sensoriale
  • applicare le competenze acquisite in contesti professionali o personali

Un approccio tra scienza e percezione

Il percorso si fonda su basi scientifiche solide e su un lavoro guidato di affinamento percettivo.

L’obiettivo non è solo riconoscere il profumo, ma imparare a leggerlo come linguaggio complesso fatto di materia, struttura e percezione.

Iscrizioni e informazioni

Per informazioni su costi e iscrizione: malva@malvamoncalvo.it

Malva 1979 – Il mio brand

Malva 1979 – Il mio brand

Una nuova allure olfattiva per avvolgenti geografie sensoriali

«I primi nove», li chiama Malva 1979.

Dispari nati perfetti, capifila di una linea – mai retta, quanto immaginativa – che ingrosserà i suoi sensi. Vanno, intanto, i discepoli molecolari di «Malva 1979», fragranze che si contano su due mani mentre coinvolgono l’intera essenza.

Eaux de parfum che sono ambienti, momenti più-che-reali capaci di eternare i sigilli minimi a cui ancoriamo memorie di una vita. Le madeleines dell’adultità scomposta, quando il ricordo scivola in recessi (troppo) offuscati.

Malva Moncalvo – farmacista-manager, formata in cosmetica naturale e Alta Profumeria – lì pesca, riaccompagnando luci e ombre al proscenio del nostro tempo. Piano li spinge a ballare con dignità illudente, propria a chi nel contegno cela il frisson sottopelle. Celebrare l’esserci, impazzendo in un soffio, in un vapore.

malva 1979
malva 1979

La parfumeuse genovese ha racchiuso i suoi talenti prima nel vetro scuro (sapienza d’Oltralpe), poi in uno scrigno nigro (robuste carte italiane) come si fa coi preziosi, da tesoreggiare. Guardarli: imperativo. Attorno, i delicatissimi decori-origami, geometrici troni. Appena esala la bruma, sotto un getto che fa lo scialle all’identità, l’olfatto risorge – da bistrattati primordi, dalla sua prepotenza di rimanere acceso sempre eppure vigile a capriccio. E là spettina, qui cicatrizza.

Si è alla caletta spezzina come ai faraglioni di Zante, subito «Pied dans l’Eau» (note piramide olfattiva); il mare di scogliera e il suo sale minerale accarezzano la vegetazione acquatica prima di montare l’onda e frangersi ozonici su polsi, collo.

Recessi nascosti che si fanno annusare solo da vicino, con «Nude Essence» (note piramide olfattiva), la veste da notte, quell’auto-abbraccio a luci spente nella morbidezza delle lenzuola cambiate di fresco.

Fuori è l’ora giusta: s’aprono le corolle dei fiori bianchi, “i candidi” cui la natura concede il «Moon Blooming» (Tuberosa, Tabacco mielato, Vetiver), anticipato trabocco avanti al chiasso dei colori diurni, impollinanti; la sensualità narcotica e lunare conserva tutta la sua regale pudicizia.

Che scivola nell’introspezione su «Note of Silence» (Incenso…), il meditativo per ricalibrarsi nell’intimo, ripararsi tra pergamene antiche, al protettivo fianco di mistiche aromaticità pàniche.

Più scure e perditive in «Amber Diary» (Ambra, Fava Tonka, Cipriolo), dove si viaggia a fari spenti incontro ad anime calde, ammalianti, velate.

Ma alle latitudini del sole, quello che scotta, sta il verbo discinto di «Sun Mix» (Ananas…): un privé nella baia esotica, incontro alla mescita cocente di un cocktail infinito.

Bevanda altra, leggermente blasé, per «Tropical Latte» (Cherimoya, latte di Cocco), che stempera nel bianco disincanto, dilava delizie rotonde, polpe senza fibra, scioglievoli e lubrificanti.

Un memento plastico che via-via diventa cera, fusa: «Happy Birthday» (zucchero, fiamma spenta), gourmand per vocazione, esplode nocciola, crema e lapilli nella festa a sorpresa del giorno più bello.

Da vivere cavalcando senza arcione, in «Leather Soul» (note piramide olfattiva), sprezzante uguale al cowboy cui basta l’audacia del proprio incedere, su praterie contemporanee.

A fine corsa si sente la pienezza – di cento incontri con altrettanti riflessi del sé. Davanti ai quali non può essere un tranchant “sì o no”. Piuttosto un “à plus (tard)” in filigrana, un appuntamento differito, fregato nella mappatura del domani con stilografica d’argento.

Alessandra Tonizzo

malva 1979
malva 1979

Un pomeriggio tra le Rose

Un pomeriggio dedicato alle Rose: due workshop multisensoriale olfatto e gusto. Nella prima parte abbiamo realizzato un accordo Rosa utilizzando le molecole odorose principali che abbiamo imparato a riconoscere e apprezzare mentre nella seconda parte ci siamo dedicati alla creazione della glassa a base di sciroppo di Rosa con la ricetta Slow Food e lo zucchero aromatizzato con i petali delle Rose antiche della Valle Scrivia.

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La violetta di Parma

La violetta di Parma

La violetta di Parma

Inizio specificando che il primo profumo della mia collezione, che mi fu omaggiato durante una fiera quando ero ancora molto piccola, fu un bellissimo flacone di Violetta di Tolosa. Non so dire se mi abbia stregato il colore violetto (ancor oggi i francesi usano colorare il profumo alla Violetta) oppure il profumo che mi aveva fatto venire l’acquolina in bocca ricordandomi le caramelline che trovavo molto spesso a casa di mia nonna ma la Violetta in generale è sempre stata una mia passione.

Quando ho iniziato ad approfondire gli studi in profumeria mi sono resa conto che in realtà l’odore del fiore è spesso ricreato dall’utilizzo di altri fiori, tra cui l’Iris, o da molecole di sintesi nel frattempo scoperte, gli iononi, e che invece è molto preziosa l’assoluta delle foglie di violetta che conferisce una sfaccettatura verde alla nota, spesso anche acquosa. Ma soprattutto mi sono resa conto che questa nota, che ben si sposa nella creazione di accordi cipriati dal tocco elegante ma allo stesso tempo un po’ antico, direi fané, ha anche una parte animalica che una volta veniva creata con l’utilizzo dello zibetto.

Leggendo e documentandomi ho trovato informazioni relative alla Violetta di Tolosa, coltivata nel XIX secolo nel sud della Francia quando ancora si otteneva la molecola odorosa dal fiore per “enfleurage” ma ho anche scoperto che oggi la maggior parte della produzione viene dall’Egitto dove però si ottiene “solo” l’assoluta delle foglie. Della Violetta di Parma nessuna traccia fino a che il caso (che non esiste) mi ha fatto imbattere, durante un corso di formazione, nel racconto della relatrice che spiegava che a Parma c’è ancora una piccolissima coltivazione di Violette nelle mani di un signore appassionato che segue personalmente le serre. Quando l’ho appreso il tempo della fioritura era già trascorso e ho dovuto attendere un anno per andare finalmente a toccare con mano questa realtà accompagnata da un’amica appassionata con cui ho trascorso una giornata indimenticabile.

Nel programmare il viaggio ho percepito la spontaneità del signor Carlo Pioli, il famoso coltivatore, che senza troppi fronzoli mi ha detto semplicemente di chiamarlo una volta arrivate sul posto. Non vi nascondo che ho avuto il dubbio di fare un buco nell’acqua e quindi mi sono messa in contatto con un a guida locale, la signora Laura Cova, nella speranza che se il primo incontro fosse stato deludente almeno avremmo avuto modo di visitare Parma sulle tracce della Violetta. Ne è uscita una giornata che dire arricchente è dire poco, durante la quale ho toccato con mano realtà meravigliose: le serre dei Giardini del Parco Ducale, il museo Glauco Lombardi dedicato a Maria Luigia d’Austria, seconda moglie di Napoleone, innamorata della Violetta di Parma e per finire ho visitato l’Antica Spezieria di san Giovanni appena ristrutturata.

Non riuscirò a raccontarvi tutto perché diventerei noiosa ma posso dirvi che sicuramente l’anno prossimo riproporrò questa visita perché sono certa verrà apprezzata da tutti gli amanti del profumo e del Made in Italy.

Inizierei con qualche cenno storico che aiuta sempre a capire meglio le cose: la Violetta arriva a Parma nella metà del Settecento tramite i Borboni e circa un centinaio di anni dopo Maria Luigia se ne appassiona dedicandole poesie e disegni. Da subito si rivela una specie molto difficile da coltivare non solo per il clima parmense ma soprattutto perché è un ibrido, non fa sementi e quindi è necessario fare le talee. Sembra abbia origine da un incrocio tra la Viola odorata L. e viole provenienti dalla Turchia e dalla Persia da cui è nato questo splendido esemplare a fiore doppio dal profumo inebriante con un tocco zuccherino. Durante il ducato di Maria Luigia si diffonde la moda della violetta non solo nel raccogliere i mazzolini fiori ma anche e soprattutto nell’arte, dalla poesia alla pittura, per arrivare alla moda sia con meravigliosi ricami sugli abiti di allora che nella manifattura di gioielli. 

Alla fine dell’Ottocento Borsari dedica un profumo alla Violetta che legherà indissolubilmente Parma a questo fiore e a questo colore; i flaconi dei profumi di Borsari erano fatti a mazzolino di Viole, le vetrerie che li producevano erano anch’esse parmensi, Bormioli tra le più famose, tanto che a metà del Novecento si contavano una cinquantina di produttori locali di profumi che poi però non sono riusciti a fare il grande passo che invece è stato fatto in Francia dove si è intuito che il profumo aveva la necessità di diventare materico e ai primi del Novecento si è legato indissolubilmente alla moda. 

Il signor Pioli rileva quindi l’azienda Borsari ormai in declino e non solo conserva intatto il punto vendita originario, oggi Parma Color Viola, ma coltiva anche le piantine nelle serre dei Giardini che sono serre originarie degli anni venti del Novecento. Il punto vendita è frequentato non solo da turisti ma anche da appassionati e nostalgici in cerca dell’originale profumo alla Violetta o che, nel marasma di cose esposte, cercano con occhio attento alcuni pezzi storici tra cui spicca un distributore di profumi per cappelli, installati nel Novecento nelle stazioni e nei cinema.

La nostra giornata si conclude con la visita all’Antica Spezieria di San Giovanni cui vorrei dedicare un altro articolo nel tema delle antiche Farmacie.

Vi ringrazio per avermi letta e se avete bisogno di maggiori informazioni sui prossimi eventi sono a Vostra disposizione al mio indirizzo mail.

Formazione nelle scuole

Formazione nelle scuole

Percorso olfattivo in seconda elementare

Desidero descrivervi questa bellissima esperienza che ho avuto l’onore di fare a inizio Febbraio.

E’ necessario un piccolo preambolo che mi porta a raccontarvi della mia passione per l’insegnamento ai più piccoli che risale a quando facevo la maestra di sci durante il periodo universitario. In quegli anni infatti avevo capito che lavorare con i più piccoli mi divertiva moltissimo perché sono un terreno vergine in cui crescono spontaneamente idee, in cui si sviluppa la creatività in maniera istintiva. Nello sport naturalmente l’apprendimento è strettamente legato all’aspetto ludico con una buona componente di intuizione ma soprattutto di osservazione del gesto tecnico del maestro che viene spontaneamente imitato dal bambino e quindi appreso.

Mi incuriosiva quindi capire come i bambini avrebbero interagito durante una formazione olfattiva, le domande che mi ponevo erano molte: i piccoli corsisti sarebbero stati attenti? E se sì per quanto tempo? Gli argomenti li avrebbero interessati? Quali tematiche avrebbero preferito? Quelle più scientifiche relative al funzionamento dell’olfatto oppure quelle più storiche? E la parte pratica sarebbe stata efficace oppure sarebbe diventata dispersiva nel contesto di gruppo di una classe?

Quando quindi Federfarma Genova, che da anni organizza corsi nelle scuole elementari, mi ha proposto di confezionare il Percorso Olfattivo per un pubblico di seconda elementare ho capito subito che sarebbe stata l’occasione per dare una risposta ai miei quesiti.

Qualche giorno prima ho preparato le materie prime che ritenevo più idonee a dei bambini di sette, otto anni; sarebbero dovute essere molto immediate, facilmente riconoscibili, allo stesso tempo non banali, le avrei proposte durante la sessione abbinate ad immagini evocative oppure, laddove possibile, mostrando la sostanza naturale da cui sono state estratte in modo da rendere l’odore il più materico possibile. Insieme alle materie prime ho preparato i libri antichi perché volevo far loro comprendere quanto sia datata l’origine del mestiere del profumiere, qualche piccolo utensile e naturalmente la presentazione adattata alla loro età.

Il fatidico giorno mi sono quindi presentata nella classe carica come “Mary Poppins” e, mentre preparavo l’allestimento sulla scrivania della Maestra, cercavo di osservare i volti dei miei piccoli corsisti, trentaquattro in tutto, tutt’altro che pochi!

Abbiamo iniziato spiegando nella maniera più semplice possibile come funzioni l’olfatto, il suo ruolo salvifico nell’individuazione di odori nocivi (basti pensare che la bombola del gas viene addizionata dall’odore di gas proprio per rendere riconoscibile il metano che è inodore), il fatto che gli animali sappiano utilizzare meglio di noi questo senso (il mio cane vi racconterebbe gli odori che ha trovato durante la nostra passeggiata mentre io vi descrivo i paesaggi che ho visto) e la formazione della memoria olfattiva per poi iniziare ad annusare.

Per mantenere un certo ordine ho chiesto ai bambini di scrivere sulle mouillettes il nome della materia prima in modo che riuscissero a concentrarsi meglio su ciò che stavamo facendo.

Abbiamo sentito moltissimi odori e fragranze perché si sono dimostrati molto interessati e partecipativi. Siamo partiti dal cioccolato per confrontarlo con il cacao di cui avevo portato una fava che in molti non avevano mai visto, nemmeno le maestre! Poi siamo passati a un “blind test”, un riconoscimento alla cieca durante il quale, senza ombra di dubbio, hanno indovinato l’odore del caffè. Successivamente abbiamo sentito una selezione di frutti sia come ingredienti che come profumi, in questa fase l’entusiasmo si è scatenato e in molti hanno voluto che spruzzassi il profumo sui loro piccoli polsi! Nel mentre, per rilassare un pochino la mucosa olfattiva, ho raccontato la storia dell’origine del profumo a partire da Caterina dei Medici e, devo ammettere, hanno ascoltato attentissimamente. Prima di passare alla parte conclusiva ho fatto vedere la radice del Ginger che in molti conoscevano ma che in pochi avevano assaggiato e così abbiamo avuto modo di testare gusto e olfatto, altra esperienza che meriterebbe un workshop dedicato.

Sul finale del percorso, che è durato circa un’ora e mezza, ho chiesto se ci fossero domande e qui mi si è aperto il cuore, vi riporto le tre più significative dal mio punto di vista:

  • Come fa il naso a mandare al cervello l’odore così velocemente!
  • Come fa il cervello a ricordarsi tutti questi odori!

Ma la domanda più tenera è stata quando un bimbo mi ha chiesto, dato che avevo spiegato che il bebè sente gli odori già quando è ancora nella pancia della mamma, come fa la mamma a “mandare” gli odori che sente al bebè quando non è ancora nato.

E’ stata una bellissima esperienza dove ho imparato tanto anche io e ho avuto conferma di quanto sia meraviglioso lavorare con i bambini che assorbono incondizionatamente le informazioni che ricevono, le fanno proprie e le trasferiscono a loro modo. Per questo motivo mi sono permessa di assegnare loro un compito: ricordare ai genitori, ai nonni, agli adulti in generale di prendersi il tempo per annusare l’odore dei fiori durante una passeggiata, di quello che cucinano e del mare… Non potevo non condividerlo con Voi… Grazie per avermi letta!