Formazione nelle scuole

Percorso olfattivo in seconda elementare

Desidero descrivervi questa bellissima esperienza che ho avuto l’onore di fare a inizio Febbraio.

E’ necessario un piccolo preambolo che mi porta a raccontarvi della mia passione per l’insegnamento ai più piccoli che risale a quando facevo la maestra di sci durante il periodo universitario. In quegli anni infatti avevo capito che lavorare con i più piccoli mi divertiva moltissimo perché sono un terreno vergine in cui crescono spontaneamente idee, in cui si sviluppa la creatività in maniera istintiva. Nello sport naturalmente l’apprendimento è strettamente legato all’aspetto ludico con una buona componente di intuizione ma soprattutto di osservazione del gesto tecnico del maestro che viene spontaneamente imitato dal bambino e quindi appreso.

Mi incuriosiva quindi capire come i bambini avrebbero interagito durante una formazione olfattiva, le domande che mi ponevo erano molte: i piccoli corsisti sarebbero stati attenti? E se sì per quanto tempo? Gli argomenti li avrebbero interessati? Quali tematiche avrebbero preferito? Quelle più scientifiche relative al funzionamento dell’olfatto oppure quelle più storiche? E la parte pratica sarebbe stata efficace oppure sarebbe diventata dispersiva nel contesto di gruppo di una classe?

Quando quindi Federfarma Genova, che da anni organizza corsi nelle scuole elementari, mi ha proposto di confezionare il Percorso Olfattivo per un pubblico di seconda elementare ho capito subito che sarebbe stata l’occasione per dare una risposta ai miei quesiti.

Qualche giorno prima ho preparato le materie prime che ritenevo più idonee a dei bambini di sette, otto anni; sarebbero dovute essere molto immediate, facilmente riconoscibili, allo stesso tempo non banali, le avrei proposte durante la sessione abbinate ad immagini evocative oppure, laddove possibile, mostrando la sostanza naturale da cui sono state estratte in modo da rendere l’odore il più materico possibile. Insieme alle materie prime ho preparato i libri antichi perché volevo far loro comprendere quanto sia datata l’origine del mestiere del profumiere, qualche piccolo utensile e naturalmente la presentazione adattata alla loro età.

Il fatidico giorno mi sono quindi presentata nella classe carica come “Mary Poppins” e, mentre preparavo l’allestimento sulla scrivania della Maestra, cercavo di osservare i volti dei miei piccoli corsisti, trentaquattro in tutto, tutt’altro che pochi!

Abbiamo iniziato spiegando nella maniera più semplice possibile come funzioni l’olfatto, il suo ruolo salvifico nell’individuazione di odori nocivi (basti pensare che la bombola del gas viene addizionata dall’odore di gas proprio per rendere riconoscibile il metano che è inodore), il fatto che gli animali sappiano utilizzare meglio di noi questo senso (il mio cane vi racconterebbe gli odori che ha trovato durante la nostra passeggiata mentre io vi descrivo i paesaggi che ho visto) e la formazione della memoria olfattiva per poi iniziare ad annusare.

Per mantenere un certo ordine ho chiesto ai bambini di scrivere sulle mouillettes il nome della materia prima in modo che riuscissero a concentrarsi meglio su ciò che stavamo facendo.

Abbiamo sentito moltissimi odori e fragranze perché si sono dimostrati molto interessati e partecipativi. Siamo partiti dal cioccolato per confrontarlo con il cacao di cui avevo portato una fava che in molti non avevano mai visto, nemmeno le maestre! Poi siamo passati a un “blind test”, un riconoscimento alla cieca durante il quale, senza ombra di dubbio, hanno indovinato l’odore del caffè. Successivamente abbiamo sentito una selezione di frutti sia come ingredienti che come profumi, in questa fase l’entusiasmo si è scatenato e in molti hanno voluto che spruzzassi il profumo sui loro piccoli polsi! Nel mentre, per rilassare un pochino la mucosa olfattiva, ho raccontato la storia dell’origine del profumo a partire da Caterina dei Medici e, devo ammettere, hanno ascoltato attentissimamente. Prima di passare alla parte conclusiva ho fatto vedere la radice del Ginger che in molti conoscevano ma che in pochi avevano assaggiato e così abbiamo avuto modo di testare gusto e olfatto, altra esperienza che meriterebbe un workshop dedicato.

Sul finale del percorso, che è durato circa un’ora e mezza, ho chiesto se ci fossero domande e qui mi si è aperto il cuore, vi riporto le tre più significative dal mio punto di vista:

  • Come fa il naso a mandare al cervello l’odore così velocemente!
  • Come fa il cervello a ricordarsi tutti questi odori!

Ma la domanda più tenera è stata quando un bimbo mi ha chiesto, dato che avevo spiegato che il bebè sente gli odori già quando è ancora nella pancia della mamma, come fa la mamma a “mandare” gli odori che sente al bebè quando non è ancora nato.

E’ stata una bellissima esperienza dove ho imparato tanto anche io e ho avuto conferma di quanto sia meraviglioso lavorare con i bambini che assorbono incondizionatamente le informazioni che ricevono, le fanno proprie e le trasferiscono a loro modo. Per questo motivo mi sono permessa di assegnare loro un compito: ricordare ai genitori, ai nonni, agli adulti in generale di prendersi il tempo per annusare l’odore dei fiori durante una passeggiata, di quello che cucinano e del mare… Non potevo non condividerlo con Voi… Grazie per avermi letta!

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