Sicurezza del cosmetico naturale
Il cosmetico naturale
Quando si parla di cosmetico naturale è sempre bene tenere in considerazione il Regolamento CE 1223 del 30.09.2009 che ha recepito la precedente legge 713/86 e che, in oltre 150 pagine, non definisce il cosmetico naturale differenziandolo rispetto al tradizionale. Anzi, essendo il cosmetico un bene di libera vendita, non soggetto quindi a preventiva autorizzazione all’immissione in commercio, il legislatore si è dedicato, giustamente, all’aspetto della sicurezza soprattutto in virtù della libera circolazione delle merci all’interno della Comunità Europea.
Sempre rimanendo in ambito normativo, nel 2016 è uscita la prima parte della norma ISO 16128 “Guidelines on technical definitions and criteria for natural and organic cosmetic ingredients and products” nata con lo scopo di definire scientificamente i metodi di calcolo degli ingredienti naturali e/o biologici nella formula, tuttavia ha dimostrato di avere delle lacune in diversi ambiti, dai claim al tipo di pack utilizzabile, ma anche nella selezione degli ingredienti considerati naturali e/o biologici. Per tali motivi non è riuscita a soppiantare i vari enti di certificazione che, ognuno secondo sue regole non armonizzate, definiscono in autonomia i criteri secondo cui il prodotto viene considerato naturale/biologico. Questa situazione si traduce con molta confusione sul mercato che genera insicurezza negli acquisti e contribuisce al fiorire di app che millantano di fornire informazioni chiare e univoche all’utente senza tuttavia riuscire nel nobile scopo. L’insuccesso è dovuto principalmente a causa della mancanza di database che aggiornino costantemente gli INCI dei prodotti cosmetici, pertanto spesso il giudizio viene fornito su ingredienti desueti senza contare che i metodi di valutazione delle materie prime non tengono conto del ruolo delle stesse all’interno del prodotto ma vengono giudicati in maniera assolutistica (ad esempio la molecola del filtro solare viene classificata come molto negativa, con l’attribuzione di pallino rosso piuttosto che crocetta rossa, senza tenere conto che un prodotto solare non possa essere formulato privo di filtro o che sia ancor più negativo, se non pericoloso, che ci si esponga al sole senza proteggersi!)
Anche i recenti avvenimenti legati al mondo degli influencer rispetto alla commistione tra attività di beneficenza e attività di marketing hanno contribuito notevolmente a sfiduciare il pubblico che molto spesso si sente addirittura timoroso nella scelta del prodotto specie se legata a temi etici; pertanto è molto importante fare chiarezza, comunicare in modo univoco e soprattutto essere coerenti nello sviluppo del cosmetico naturale che occupa una nicchia del mercato e si propone, in tutti i canali ove presente, in alternativa al cosmetico tradizionale.
È bene sottolineare che oggi la reperibilità delle materie prime naturali è di gran lunga superiore rispetto al passato cosi come le performance che si riescono ad ottenere con l’impiego di sostanze naturali pertanto sarà possibile eliminare dalla formula tutta una serie di “additivi formulativi” che precedentemente potevano essere ritenuti indispensabili per l’ottenimento di un prodotto dalle caratteristiche organolettiche piacevoli.
Suddividendo i cosmetici in due macro categorie: “rinse off” e “leave on” andiamo a delineare le scelte che è doveroso attuare in fase di formulazione per essere coerenti rispetto al concetto di naturale.
Per i prodotti da risciacquo non andranno selezionati, seppur abbiano un costo ridottissimo, i tensioattivi di sintesi “solfatati”, non soltanto perché in base alla concentrazione a cui vengono inseriti nella formula hanno dimostrato di essere irritanti per la cute ma anche perché durante il processo produttivo di queste molecole, in fase di etossilazione, si formano dei sottoprodotti quali 1-4 diossano dichiaratamente sospetti cancerogeni per la cute anche perché ad elevato potere penetrante. Mi riferisco non soltanto ai ben noti SLS e al suo etere SLES ma anche a tutti i derivati e simili come ad esempio il “potassio lauril solfato” o “l’ammonio lauril solfato” che, se possibile, risultano ancor più negativi e che invece molto spesso vengono impiegati in quei prodotti che millantano il naturale.
Occorre tener presente che proprio perché il potere detergente di queste sostanze è ottimo, così come l’indice di “schiumosità” molto spesso operano una detersione abbastanza aggressiva che può risultare molto negativa su alcuni tipi di pelle, come nei casi di pelli atopiche oltre che di pelli sensibili. I detergenti naturali quali shampoo, bagno doccia, saponi liquidi e simili andranno quindi formulati con tensioattivi di origine vegetale che, sebbene molto più cari, hanno dimostrato di avere una maggiore affinità cutanea rispettando meglio la barriera epidermica oltre ad avere un processo produttivo meno impattante sotto tutti i punti di vista. Questi ultimi sono realizzati a partire da un acido grasso vegetale, la porzione lipofila, unito a una porzione idrofila solitamente rappresentata da uno zucchero; hanno un buon potere detergente e un indice di schiumosità ben accettato dall’utente finale.
La selezione degli ingredienti è maggiore quando si tratta di prodotti non da risciacquo infatti in questo caso si dovranno sostituire le fasi grasse “inerti” del cosmetico tradizionale quali paraffina liquida, vaselina, oli minerali, lanolina ma anche acrilati, polietilenglicoli, siliconi e via discorrendo con oli e burri vegetali, se possibile di prima spremitura a freddo in modo da mantenere inalterate le sostante contenute. In questo caso è bene non generalizzare né creare allarmismo ma è d’uopo tenere presente che, se si vuole definire un cosmetico naturale, la differenza in formula la fanno queste sostanze. Innanzitutto perché, laddove non abbiano dimostrato di poter essere la causa di fenomeni di sensibilizzazione e/o allergia come nel caso della lanolina e di alcuni suoi derivati, il processo produttivo è abbastanza impattante come nel caso della produzione dei vari tipi di paraffina, senza contare l’impatto sull’ambiente anche del prodotto finito. I siliconi, che si sono dimostrati inerti a livello cutaneo, hanno altresì dimostrato di avere un impatto negativo nelle acque quando impiegati nei prodotti solari o comunque quando vanno ad essere risciacquati dalla cute.
L’impiego di questo tipo di sostanze denota una metodologia formulativa tradizionale abbastanza “vecchia” le cui radici vanno ricercate nell’affinità con le preparazioni galeniche e farmaceutiche in cui l’eccipiente ha il preciso ruolo di donare la forma fisica al prodotto di cui interessa l’attivo; infatti se, ad esmepio, al formulatore interessava rendere un corticosteroide per uso topico, si creava una pomata in cui l’attivo fosse disperso in una fase inerte che lo rendesse “spalmabile” sulla zona interessata evitando magari l’utilizzo per os. È bene anche considerare che questo tipo di preparazioni sono pensate per essere impiegate al bisogno e non per un utilizzo quotidiano come nel caso di un prodotto cosmetico.
La formulazione di un cosmetico naturale si basa sul concetto di affinità cutanea pertanto non permette l’impiego di fasi grasse di sintesi, che non penetrano la cute e ostacolano l’assorbimento dei principi attivi, a favore dell’impiego di fasi grasse provenienti dal mondo vegetale che rappresenta un ricco bacino di ingredienti in grado non solo di penetrare ma anche di veicolare meglio tutte le sostanze lipofile.
Gli attivi saranno selezionati secondo lo scopo che il cosmetico si prefigge prediligendo la qualità che è data anche e soprattutto dal processo produttivo degli stessi. Per mantenere coerenza con il concetto di naturale sarebbe opportuno utilizzare specie botaniche del territorio attuando un’attenta analisi del fornitore che si trasformerà in un vero e proprio progetto di controllo della filiera laddove la sostanza provenga invece da luoghi lontani proprio per le caratteristiche botaniche della pianta di origine.
Naturale significa anche rispettoso, dell’ambiente e degli animali, pertanto gli attivi di origine animale sarebbero da non prendere in considerazione al di la delle eventuali proprietà che possano avere; il consumatore che cerca il prodotto naturale è un utente molto attendo, sensibile e coerente.
Sempre per rimanere nell’ambito degli elevati standard qualitativi bisogna che il formulatore presti grande attenzione nella scelta dei conservanti, evitando i perturbatori endocrini e gli allergizzanti, nella scelta degli eventuali filtri solari e coloranti, se previsti dal tipo di prodotto.
Il cosmetico naturale non lo è solo nella formula ma deve essere coerente anche nel tipo di packaging che si andrà a selezionare anche perché oggi si sono fatti grandissimi passi avanti anche in questo senso. La possibilità di scelta va dal vetro alle “green plastic” cioè quei polimeri sintetizzati senza partire dalla fonte fossile, per passare al riciclato sia nelle plastiche che nella carta e cartonati per cui esistono enti certificatori che garantiscono la gestione responsabile delle foreste. Attenzione però a mantenere un forte spirito critico e a non farsi sedurre da soluzioni che sembrano molto “eco-friendly” ma che in realtà non lo sono come ad esempio i tappi in legno che, se bene osservati, nascondono una struttura in plastica e che quindi non risultano più a loro volta riciclabili; cosi come alcuni flaconi che sembrano in carta ma che contengono una % di platica all’interno (per garantire la stabilità del prodotto) e tutte quelle soluzioni illogiche troppo spesso pubblicizzate come naturali e eco-compatibili che contribuiscono unicamente al green-washing facendo perdere credibilità all’intero settore.
Parola d’ordine: coerenza, in tutto, nella formula, nel pack e nella comunicazione!
Il corso “Cosmetico Naturale” tratta in maniera approfondita questi argomenti e può essere fruibile sia da professionisti del settore che, semplificato, per appassionati di cosmesi che desiderino fare acquisti consapelvoli.